Wednesday, June 14, 2006

Stallman a Cagliari: breve resoconto

(fotografia di Mauro Murgioni)


E' finita dunque questa piccola avventura che ha visto il sottoscritto ed il mio collega Stefano Sanna fare da supporto logistico per Richard Stallman durante il suo soggiorno cagliaritano. Dal punto di vista umano dico una cosa che non aggiunge niente a ciò che più o meno si sa: è un personaggio eccentrico, particolare per come veste, per come parla, per come lavora, per come sa essere scortese in certi casi ed estremamente gentile in altri.
Il pubblico sembra aver gradito la conferenza, le domande sono state numerose ed interessanti e l'organizzazione ha funzionato. Personalmente avevo già sentito Stallman parlare al fosdem e pertanto la parte goliardica non mi ha sorpreso questa volta. Chi invece lo ha visto per la prima volta immagino che abbia riso di gusto per lo show con il quale abitualmente chiude le conferenze. Nonostante le risate gli argomenti di cui parla Stallman nei suoi seminari sono terribilmente seri, e oggi più di ieri capisco anche perché lui ce l'abbia tanto contro il software aperto. Non è soltanto una mera contrapposizione tra software aperto e software libero, in realtà gli obiettivi dei due movimenti sono molto diversi e lui spiega benissimo che se il software aperto giustifica se stesso come un modo per ottenere migliori prestazioni, meno bugs, e codice in continua evoluzione, si mette sullo stesso piano del sofware proprietario. Le conseguenze di questa competizione tra il modello aperto e quello proprietario ha due nefaste conseguenze, la prima che il software proprietario funziona bene e forse anche meglio del software aperto, e questo fa credere alla gente che il software proprietario sia la scelta giusta; la seconda che il software aperto distrae l'attenzione dal vero problema: avere un software che funziona bene ed è affidabile è una buona cosa, ma vogliamo ottenere questo rinunciando ad esercitare noi stessi il controllo su cosa fa il nostro computer lasciando questo controllo ad altri? Barattiamo la nostra libertà in cambio dell'efficienza? Il software aperto quindi distrae la nostra attenzione dal problema della libertà. Si vende come un modello di mero sviluppo e non come un modello a protezione dei diritti dell'utente e della comunità. Come diceva Arbore: "meditate gente, meditate."

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